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Filosofia

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Auguste Rodin: Il pensatore
La parola filosofia (dal greco φιλοσοφία, composto di φιλεῖν (filèin), "amare", e σοφία (sofìa), "sapienza", ossia "amore per la sapienza")) definisce l'attività e la disciplina esistita fin dall'antichità che si presenta come la messa in discussione, l'interpretazione e la riflessione sul mondo e sull'esistenza umana, o ancora come conoscenza sistematica. Obiettivi diversi possono essere a lei attribuiti, dalla ricerca della verità alla riflessione sul buono e bello, il senso della vita e la felicità, ma consiste più genericamente nell'esercizio sistematico del pensiero e della riflessione. Dalle sue origini, radicate nel dialogo e nel confronto delle idee, si evince che la sua essenza può essere individuata nell'attività di analisi, definizione, creazione o meditazione di diversi concetti.

Sulla base di queste considerazioni anche l'anarchismo deve essere considerato a pieno titolo una dottrina filosofica:

«È possibile accostare il pensiero anarchico alla filosofia? Se “filosofia” significa amore per il “sapere”, ricerca mai conclusa del “sapere”, del “conoscere”, del “comprendere”, forse non sono molte le correnti filosofiche dall'età moderna in poi, pur così nominate, a poter rivendicare per sé questa qualifica in senso pieno. La maggior parte di esse si limita infatti ad offrire una specifica visione del mondo o dell'uomo, spesso dettagliata e argomentata, il più delle volte considerata un punto di arrivo. Non è anche l'anarchia una particolare dottrina politica, legata a un determinato momento storico? Se approfondiamo un poco la conoscenza di questo pensiero, ci renderemo conto che una definizione più corretta può essere invece “dottrina etico-politica” (molti pensatori anarchici si sono occupati di problemi etici, basti l'esempio di Kropotkin), e se andiamo ancora avanti nella nostra esplorazione, alla fine arriveremo a concludere che può essere ancora più opportuno riconoscerla come “filosofia etico-politica”, e attribuirle quindi lo spazio a cui ha pieno diritto all'interno del pensiero filosofico in senso lato. Potremmo anche dire, rifacendoci ad Aristotele, che si tratta di una “filosofia pratica”, in quanto caratterizzata dall'azione, sia come scopo che come oggetto.» (Filosofia e pensiero anarchico)

Indice

[modifica] Etimologia

Dal termine greco φιλοσοφία, composto da φίλος (phìlos) = amore + σοφία (sophia) = sapienza da cui amore per il sapere in tutte le sue forme.

È essenziale distinguere la saggezza = φρόνησις (phrònesis) dalla sapienza σοφία (sophìa), infatti l’uomo saggio può non essere sapiente e viceversa, solo il filosofo per la cultura greca è al tempo stesso sapiente e saggio.

[modifica] Cos'è la filosofia?

Diogene di Sinope (dettaglio de La scuola degli ateniesi di Raffaello)

La Filosofia è quella disciplina generale che indaga i diversi campi del sapere per giungere alla "conoscenza d'insieme" che trova innumerevoli applicazioni. Non avendo la filosofia un campo materiale d'indagine specifico, come le scienze empiriche, può essere considerata sia in chiave storica che sistematica, come "madre delle scienze".

La filosofia è genericamente definita come lo studio del significato e dei limiti della conoscenza umana, nonché lo studio del soggetto che conosce in quanto tale e della sua relazione con l'oggetto della conoscenza. Alla filosofia attiene anche lo studio dei principî primi e delle ragioni ultime.

L'uso popolare della parola "filosofia" ha conservato l'aspetto originario di amore della conoscenza: essa è infatti usata spesso per indicare la saggezza, o una prospettiva di vita (una "filosofia di vita"), o principii basilari dietro al metodo per raggiungere un obiettivo (come in "la mia filosofia di guida dell'auto...").

Le ricerche più recenti sia di studiosi accademici critici occidentali sia delle figure avverse ad essa e soprattutto da parte dei teorici delle teorie afrocentriche, hanno posto in discussione la concezione culturalistica del sorgere della riflessione filosofica nella lingua e cultura greca del VI-V secolo a. C. Le loro ricerche si sono indirizzate in modo particolare ad analizzare le condizioni storiche e sociali in cui questo evento, così centrale nella formazione dell'ideologia eurocentrica, ponendo in risalto le formidabili influenze delle più antiche culture afroasiatiche su quella greca e rintracciando soprattutto l'evoluzione degli etnos che hanno portato all'emergere del ceppo ellenico.

Studiosi recenti tendono a separare la filosofia come "amore del conoscere" (collegata alla scienza) dalla teologia filosofale (la metafisica) considerata una pseudo-filosofia mirante a costruire la sostanza o essenza del "divino" fuori della sfera fenomenica, in un misterioso e occulto ambito "noumenico" od "eidetico" fabbricato con una logica e una dialettica mistificate e strumentalizzate.

[modifica] Le discipline filosofiche

A differenza delle scienze naturali, delle scienze formali e di quelle umane, che sono intimamente legate alla loro storia, la filosofia non si dà un unico obiettivo di studio. Entro la filosofia sono distinguibili distinte aree di studio, come la logica, l'etica, la metafisica, filosofia politica e la teoria della conoscenza. Altre discipline si sono unite, nel corso dell'evoluzione storica del pensiero filosofico, come l'estetica, la filosofia del diritto, l'epistemologia) e la filosofia del linguaggio.

[modifica] L'epistemologia

L'epistemologia è la filosofia che si occupa della conoscenza, con particolare riguardo alle scienze (fisica, biologia, ...)

  • Cos'è la conoscenza?
  • Come si fa a conoscere il mondo?
  • Cos'è la scienza?
  • Cos'è la verità?

[modifica] L'etica

L'etica è la filosofia della morale. Essa si interroga su ciò che è bene e ciò che è male nelle azioni degli uomini. Su come l'uomo si debba comportare all'interno della società. A titolo di esempio, l'etica può essere basata su principi religiosi, o sui costumi, o sulle leggi di un paese.

  • Cosa è bene e cosa è male?
  • Perché le genti dovrebbero fare alcune cose, piuttosto che altre?
  • Cos'è la giustizia?

[modifica] L'estetica

L'estetica è la filosofia del bello, dell'arte e della conoscenza sensibile, secondo la concezione di Baumgarten, che ne coniò il termine nel XVIII secolo.

  • Cos'è la bellezza?
  • Che significato ha se una persona trova un dipinto bello, mentre un'altra persona trova quel dipinto brutto?
  • Un dipinto può essere bello e brutto allo stesso tempo?
  • Le cose vere sono belle?
  • Le cose buone sono belle?
  • Cos'è l'arte?

[modifica] L'ontologia

L'ontologia è la disciplina filosfica che indaga su cosa esiste, cosa è la realtà. Si tratta di uno studio dell'essere che va al di là della conoscenza sensibile e della psiche. Fondamento della disciplina è dunque la ricerca dell'essere in quanto tale.

[modifica] La metafisica

La metafisica studia l'esistenza, il posto dell'uomo nel mondo. Spesso essa affronta il problema di Dio e dell'immortalità dell'anima. Le sue questioni possono ricordare quelle a cui dà risposta la religione.

  • Cos'è il mondo reale?
  • Nel mondo vi è qualcosa di più di ciò che si vede e sente?
  • Se nessuno vede una cosa che accade, significa che quell'evento non è esistito?
  • Cosa vuol dire «è possibile»?
  • C'è qualcosa di speciale nell'essere umano?
  • Cos'è lo spirito?
  • Cos'è il corpo?
  • Cos'è la coscienza?
  • Le persone hanno un'anima?
  • Dio ha creato l'Universo?

[modifica] La logica

La logica studia le regole del ragionamento, per non pensare "di traverso" ed evitare gli errori di deduzione.

  • Qual è il significato delle parole che usiamo?
  • In quale modo si deve esprimere un'idea, affinché essa abbia un unico significato?
  • Tutte le idee possono essere espresse tramite parole?
  • Cos'è la verità?

[modifica] Anarchismo filosofico

L'anarchismo filosofico trova le proprie origini nel Cinismo e in particolare in Diogene di Sinope (412 - 323 a.c), sprezzatore delle convenzioni sociali e delle istituzioni riconosciute. In senso più specifico, come rifiuto dello Stato e strutturazione più articolata del pensiero, l'anarchismo nasce col pensatore e politico inglese William Godwin (1756-1836) che vede nella libertà individuale assoluta la soluzione dei problemi sociali, insieme al rifiuto della monarchia. Nel 1793 egli pubblica An Enquiry Concerning the Principles of Political Justice and its Influence on General Virtue and Happiness (Analisi sui principi della giustizia politica e la sua influenza sulla virtù e sulla felicità collettiva). Si tratta di un trattato ispirato al razionalismo illuminista laicista in una prospettiva di organizzazione sociale non statualizzata. Ciò che caratterizza il pensiero di Godwin è un po' ciò che sta alla base di tutto il pensiero anarchico, cioè che l'individualità non venga mai mortificata dalla collettivizzazione in senso comunista, com'era stato per esempio teorizzato da Jean Meslier, Morelly e Dom Deschamps.

Ma è soprattutto con Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) che l'anarchismo prende delle strade definite. Egli nel 1840 presenta all'Accademia di Besançon la celebre memoria dal titolo Che cos'è la proprietà? ovvero Ricerche sul principio del diritto e del governo. In esso la proprietà come istituto riconosciuto dallo stato in termini ingiusti compromette l'essenza stessa dello stato. Per lui sono contraddittori e inconsistenti anche il consenso universale, la legislazione del lavoro, i diritti riconosciuti. Il problema di Proudhon è l'analisi dei privilegi sociali in rapporto ai doveri e la legittimità del possedere i mezzi di produzione dal godimento illecito dei frutti del lavoro. In realtà egli non pensa ad un'anarchia radicale, ma ad un forma forte di limitazione del potere centrale a favore di poteri locali, associazionistici, di gruppi di lavoratori cooperanti e associati in un certo contesto.

Pietra miliare del pensiero anarchico è la filosofia dell'"Unico" di Max Stirner. La sua opera principale, L'unico e la sua proprietà del 1845, per quanto spesso vista come il manifesto dell'egoismo individualistico, è in realtà una complessa indagine filosofica sul concetto di individualità. Se Feuerbach prima di lui aveva criticato sia lo statualismo hegeliano che le istituzioni religiose, Stirner va oltre nel rivendicare all'io i diritti della sua unicità. Un'unicità che si erge sovrana contro tutte le limitazioni, comprese quelle del comunismo, in favore della collettività. L'io l'unico irripetibile e irriducibile, che non può esser mortificato da nessuna istituzione, non subordinabile e non strumentalizzabile a fini che esulino l'individualità sovrana stessa. La libertà è un assoluto non concedibile da nulla e nessuno, libertà e individualità sono la stessa cosa. Non basta dichiararsi od essere dichiarati liberi, occorre che la libertà coincida con la volizione individuale. La libertà non è un ideale ma una "realtà d'uso". Ognuno di noi è libero nella misura in cui esercita la propria libertà a favore di se stesso.

L'egoismo individualistico di Stirner non è solipsismo, ma implica un rapporto fraterno e integrativo con altri "io". Lo Stato, la Chiesa vanno rifiutati perché limitano la mia libertà di realizzarmi come "unico" in quanto mi includono in una collettività forzata e non scelta. Intorno all'unico stanno altri unici, con pari diritti, con cui confrontarsi per migliorare sinergicamente l'unicità e l'individualità di ognuno. Tra istituzioni pubbliche in generale e libertà individuale non esiste alcun rapporto né alcuna compatibilità. Le leggi, formulate fuori della mia volontà, sono difficilmente compatibili con la mia individualità.

Per Stirner l'unica forma di comunità ammissibile è quella scelta liberamente da più io che decidono di mettersi insieme in vista di fini arricchenti l'individualità stessa. Un'associazione di individui prevede la convergenza sempre revocabile di più egoismi che vogliono collaborare. La libera cooperazione e libera competizione tra egoismi è l'unica forma ammissibile. Anche l'uguaglianza può diventare un concetto critico se è lo Stato a imporla, perlopiù a fini collettivistici estranei all'individualità di ognuno. Se lo Stato pare concedere qualcosa è quasi sempre a fini propri, non per creare dei "liberi" ma piuttosto ma per fabbricarsi dei "servi".

[modifica] Testi fondamentali

  • Martin Bernal,1985, Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Vol. I, L'invenzione della Grecia 1785-1985, Pratiche Editore, Parma,
  • Peter Kingsley, 1999, Nei luoghi oscuri della saggezza, Marco Tropea Editore, 2001.
  • Eric A. Havelock, 1996, Alle origini della filosofia greca. Una revisione storica, Laterza, Bari, 1996.
  • Walter Ong, 1982, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino, Bologna, 1986.
  • Giovanni Semerano, Le origini della cultura europea, Olschki, Firenze, 1984-94.
  • Giovanni Semerano, L'infinito: Un equivoco millenario, Bruno Mondadori, Milano, 2001.
  • Giovanni Semerano, Il popolo che sconfisse la morte. Gli Etruschi e la loro lingua, Bruno Mondadori, Milano, 2003.
  • Giovanni Semerano, La favola del'indoeuropeo, Bruno mondadori, Milano, 2005.
  • Riane Eisler, 1987, Il calice e la spada, Frassinelli,
  • Giorgio de Santillana, 1969, Il mulino di Amleto, Adelphi, Milano, 1998.
  • Luigi Marino, 1975, I maestri della Germania, Göttingen 1770-1820, Einaudi, Torino, 1975.
  • Luciano Canfora, 1980, Ideologie del classicismo, 1980, Einaudi , Torino, 1980.
  • Mariella Cagnetta, 1979, Antichisti e impero fascista, Dedalo, Bari, 1979.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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